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Paragrafo 10 . La funzione del mito.
     
Esponendo il pensiero di Platone abbiamo ricordato alcuni miti  che
egli  stesso  usa. Dopo aver visto che la nascita  della  filosofia
rappresenta l'uscita del pensiero umano dalla dimensione del  mito,
  lecito chiedersi perch Platone, il cui pensiero costituisce uno
dei   fondamenti  della  filosofia  occidentale,  faccia  cos   di
frequente ricorso al mito.
     In  Platone  il  mito,  cio  la  narrazione  fantastica,  pu
assumere   due  funzioni:  rafforzare  il  discorso   razionale   o
sostituirsi ad esso.
     E'  universale il riconoscimento del grande valore  letterario
dei  dialoghi platonici, nel cui ambito il mito diviene, in  alcuni
casi,  anche  elemento  letterario: la  definizione  di  Amore  nel
Simposio  o  il  processo della conoscenza nella  Repubblica  o  la
tripartizione  dell'anima nel Fedro sarebbero  chiari  anche  senza
ricorrere  alla  narrazione mitica, che  in  questo  caso,  quindi,
assolve a una funzione rafforzativa di un discorso gi chiaro.
     Altrove,  invece, come nel mito di Er sull'incarnazione  delle
anime,  nell'immagine del Sole che spiega l'Idea di  Bene  o  nello
stesso mito del Demiurgo, la narrazione fantastica aiuta a superare
un  nodo  difficilmente risolvibile sul piano  di  una  spiegazione
strettamente razionale.
     Questo  secondo tipo di utilizzazione del mito conferma quanto
dicevamo  all'inizio del capitolo rispetto all'uso che  Platone  fa
della  scrittura e alla sua concezione della filosofia:  la  scelta
del   dialogo  come  forma  espressiva  del  pensiero  implica  una
concezione dinamica della ricerca filosofica; questa ricerca ha  il
suo  fine  e la sua conclusione nella nesis, cio nella conoscenza
immediata  del  vero, per cui l'intelligibile    clto  nella  sua
totalit  e  non  pu  essere ricondotto agli schemi  del  pensiero
discorsivo (dianoetico). La razionalit scientifica (matematica)  -
alla quale anche oggi siamo abituati -  inadeguata ad esprimere la
conoscenza dell'Essere. In questo caso il mito  l'unico  modo  per
rappresentare - anche se in maniera incompleta - ci che  la  mente
del filosofo  riuscita a "vedere".

